la concattedrale

La Concattedrale Gran Madre di Dio, fortemente voluta da mons. Guglielmo Motolese, rappresenta una delle opere più tormentate, nonché una delle ultime, di uno dei personaggi più eclettici e rivoluzionari del XX secolo: Gio Ponti. L’imponente architettura nella città di Taranto definisce la prospettiva di Via Dante all’incrocio con Viale Magna Grecia. L’area antistante si caratterizza per la presenza di un bacino d’acqua tripartito.
Un’imponente scalinata conduce all’ingresso principale e ne innalza l’opera. La doppia facciata identifica uno degli aspetti caratteristi della Cattedrale; la prima, quella antistante, alta 14 e larga circa 26 metri è scandita da feritoie nella metà inferiore, da aperture strette e alte in quella superiore, alcune danno sull’interno e altre sul cielo; una piccola balconata nel centro segna la perfetta simmetria del prospetto, coronata da una croce in ferro. La seconda, si eleva sin oltre i quaranta metri dal suolo. Costituita da una doppia parete traforata che si staglia contro l’azzurro del cielo, con ottanta finestre esagonali e quadrangolari che inquadrano il monogramma della Gran Madre di Dio sormontato dalle tre croci in ferro.
I prospetti laterali sono caratterizzati dai fori quadrati che all’interno divengono esagonali e consentono alla luce di arrivare filtrata all’interno della navata superiore. Lo sviluppo fortemente longitudinale è interrotto dalla potenza strutturale e verticale della vela che si eleva maestosa indicando al fedele il centro dell’intero organismo architettonico. Il prospetto posteriore, infine, si erge con tutta la sua bellezza compositiva caratterizzata dalle aperture e da alte e strette feritoie che ne scandiscono il ritmo.

L’impostazione interna della Concattedrale vede un impianto monoassiale con una larga navata centrale e due deambulacri laterali. Lateralmente sono collocate la cappella del SS. Sacramento, della Madonna con il Mantello, il Battistero e la Cappella del Marinaio. L’area presbiterale è coronata da un matroneo e un’ampia cantoria. Un soffitto più alto e la presenza di un nastro finestrato alla base della vela consentono alla luce di inondare l’altare e l’intero presbiterio enfatizzandone la spazialità rispetto al resto della Cattedrale che rimane avvolta in una luce più soffusa, in una composizione luminosa teatrale fortemente voluta e ponderata dal Maestro Ponti con il suo Committente.
Al suo interno si può ammirare anche il Gio Ponti pittore e designer. Egli integra la poliedrica personalità di architetto e pittore con quella di designer. Un artista completo in grado di muoversi alle diverse scale di intervento tra classicismo e modernità senza limitare la propria creatività «dal cucchiaio alla città».
Nonostante le ridotte risorse economiche riservate agli arredi, il Maestro non rinuncia a soluzioni innovative e a sperimentare nuovi materiali per la realizzazione degli arredi. Con l’aiuto di mons. Guglielmo Motolese – suo “protettore” e padre conciliare – conferisce ad ogni singolo elemento liturgico progettato un definito significato e un preciso messaggio pastorale. Pensa e disegna tutti i singoli elementi d’arredo (le panche, gli altari, il fonte battesimale, ecc), e sono sue anche la tela con “L’Annunciazione”, che troneggia sull’altare maggiore, e la Madonna con il Mantello e il Crocifisso (realizzati dalla Scuola del Beato Angelico) presenti nella cappella laterale destra.

Stralcio del discorso inaugurale tenuto da Ponti
il 6 dicembre 1970 in occasione dell’inaugurazione

«E se veniamo a parlare di quest’opera,
potremmo dire che è stata un lungo
intimo pensiero
sempre più dominante, quasi autonomo,
da obbedire o esaudire.
E, perché no?, è stata una lunga preghiera
E se questa preghiera è trasferita
nei suoi muri, allora sarà
la preghiera nella voce silente
dell’architettura
e sarà una preghiera di tutti:
Continuerà, e la Cattedrale
esaudirà il voto che essa e chiamata
ad assolvere
e sarà la preghiera di una città.
E durerà, non perché sia fatta
di calcestruzzi potenti,
o di pietre che “sfidano i secoli”
o di materie sontuose: i marmi,
i legni preziosi, gli ori, i bronzi;
il mondo è pieno delle loro rovine
inflitte dal tempo e dall’uomo,
ma durerà se durerà, proprio perché è tutta delle
materie più labili
e vestita di calce, come amorosamente
tante case adorabili di Puglia,
e di qualche colore, e nel più bel colore
della terra, il verde dei campi e della terra,
e durerà quanto durerà l’affetto,
la fedeltà a queste cose senza valore,
nel che sta la civiltà,
nelle quali cose
è l’incommensurabile valore
di dover essere amate, se lo meritano,
per vivere, per il loro significato.
Perché vi dico che la Cattedrale
non è in oggi finita, essa comincia oggi
e che si stacca da me;
da oggi la sua presenza nella città
sarà opera vostra se fede e fedeltà
opereranno per renderla finalmente
più bella;
tutto comincia ogni giorno,
ricomincia ogni giorno,
rivive ogni giorno,
è miracolo d’ogni giorno»


[Milano], 1970 novembre 24
Gio Ponti a Guglielmo Motolese
Preventiva condivisione del discorso da leggere il giorno dell’inaugurazione.
AAMT, Misc.[1]/177/14, mm 221×280, d.s. e m.s., carta, f. 2 di ff 6